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Tecnicadellascuola.it – 15/10/2010 – Storie dell’altro mondo: studenti spiati con webcam, la scuola condannata a risarcire

Tecnicadellascuola.it – 15/10/2010 – Storie dell’altro mondo: studenti spiati con webcam, la scuola condannata a risarcire 

Accade al Lower Merion School District di Philadelphia, che dovrà dare 610.000 dollari a due studenti che gli avevano fatto causa per violazione della privacy. Ad aprile i due ragazzi avevano citato in giudizio l’istituto scolastico superiore, dopo aver scoperto di essere stati spiati attraverso microchip nascosti dentro dei computer distribuiti gratuitamente dalla scuola.

Inserire dei microchip in un computer di un conoscente per carpirne le abitudini è un’operazione moralmente e legalmente perseguibile: lo sa bene Lower Merion School District di Philadelphia che dovrà risarcire con 610.000 dollari due studenti che gli avevano fatto causa per violazione della privacy.
Ad aprile i due ragazzi, avevano citato in giudizio l’istituto scolastico superiore dopo aver scoperto di essere stati spiati attraverso le webcam dei computer distribuiti gratuitamente dalla scuola. Gli avvocati dei due ragazzi avevano raccolto prove che confermavano come il distretto scolastico avesse scattato migliaia di immagini dei propri studenti, a volte anche “parzialmente vestiti”: sembra che in un’occasione uno dei responsabili dell’istituto scolastico convocò uno dei due giovani scambiando (su una delle foto scattate tramite la mini webcam) delle semplici caramelle con delle droga.
In totale sono state rinvenute circa 400 fotografie di un giovane e oltre 1.000 dell’altro, fra immagini sue e del suo desktop. Due mesi fa le autorità federali avevano comunque deciso di non procedere contro gli amministratori scolastici. Il distretto ha acconsentito a risarcire con 175.000 dollari Blake Robbins e con 10.000 l’ex studente Jalil Hasan, pagando anche 425.000 dollari di spese processuali.Il distretto si è difeso dicendo di aver attivato il programma solo nel caso in cui uno dei 2.300 MacBook fosse stato rubato o perso. Una linea che però non ha convinto i giudici. La privacy, evidentemente, non ha età.

 

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